Solennità

Anche noi, come i discepoli di Emmaus, abbiamo compiuto e stiamo compiendo un cammino lento e graduale per vedere e riconoscere il Signore Risorto: in questi mesi abbiamo ancorato la nostra vita alla Parola di Dio ed oggi ci accostiamo e condividiamo la mensa Eucaristica per rivivere l’esperienza dell’Incontro vivo e vero. La gioia dei discepoli di Emmaus è la nostra stessa gioia. Anche il nostro cuore arde per questo giorno di festa; è un giorno di festa per noi, per le nostre Suore, per la loro Congregazione, per tutta la nostra comunità parrocchiale.

Sulle orme delle nostre Sante Patrone Bartolomea e Vincenza, riprendiamo con prudenza e senso di responsabilità i nostri cammini, la quotidianità della vita; la festa patronale è per noi un nuovo inizio, quasi una nuova creazione: vorrei che il 18 maggio diventasse un giorno caro a tutti noi per sentire la presenza amica delle nostre Sante.

Le nostre Sante ci incoraggiano, ci esortano e ci indicano il coraggioso percorso di ripresa sulla via della Carità: anche noi desideriamo metterci in cammino su questa via, la Carità nella loro esistenza è stata la “misura alta” del vivere e ha assunto stile e forma a partire dalla loro storia personale e dalla loro sensibilità tenendo fisso lo sguardo sul Crocifisso Risorto, benedetta carità. Sono state vere discepole lasciandosi coinvolgere nel dono di sé fino all’ultimo respiro, per ridare dignità a chi aveva bisogno e per credere e fondare un Istituto per la carità che ancora oggi continua la sua missione.

Vita spirituale e vita caritativa sono il doppio respiro che hanno permesso a Bartolomea e Vincenza la realizzazione della loro vocazione e del loro cammino di santità; hanno vissuto una profonda esperienza di vita spirituale nutrita dall’amore di Dio e dalla dedizione verso il prossimo bisognoso. Meditazione e servizio al prossimo, vita interiore e spirituale e carità: un felice binomio, una strada per il nostro tempo.

Una vita di fede e di servizio autenticamente riuscita. Bartolomea e Vincenza hanno avuto occhi disponibili e capaci per saper riconoscere il volto dei poveri e di chi aveva bisogno.
Come è avvenuto questo cammino di maturazione ?

L’uomo è fatto per crescere, per diventare grande, per maturare; la maturazione dell’uomo avviene attraverso la conoscenza: impara cose nuove, mette in relazione le esperienze scoperte, cerca di scoprirne il senso e l’utilità; ma il vero punto di arrivo di maturazione dell’uomo non sta nel conoscere, nel parlare o nel saper fare ma nella capacità di amare.

La lampada delle vergini, narrata nella parabola di Matteo, è il simbolo della fede che illumina la vita, mentre l’olio è il simbolo della carità che alimenta, rende feconda e credibile la luce della fede. Il cammino di maturazione dell’uomo e dell’uomo cristiano non può essere ridotto ad una esperienza di fede disincarnata e neanche ad una vita soltanto sbilanciata sul sociale o sul volontariato ma una vita abitata dalla presenza di Dio e ricca di amore e di carità per il prossimo. La fede ha ispirato l’agire caritativo delleSante e la carità vissuta ha custodito la loro fede. Anche noi mettiamoci alla ricerca della nostra lampada e dell’olio necessario.

Lampada e olio per vivere il ministero della cura e della prossimità; è questo il tempo della cura delle relazione e dell’attenzione ai poveri, siamo chiamati a costruire relazioni per aiutare la fatica della nostra gente. Oggi sono tanti i poveri, sono emerse nuove povertà: la solitudine, l’impotenza davanti al virus, la mancanza e la perdita di lavoro, la distanza sociale …; pregava cosi Bartolomea: “Signore, donatemi viscere di carità, perché ad essa tutta mi consacro. Quello che spero vi sia più caro penso sia l’impegno per i poveri, per gli ammalati.’ Seppur con tante limitazioni, abbiamo sperimentato che non è possibile fermare o bloccare la Carità; nella nostra comunità con gioia e dedizione abbiamo continuato a servire i poveri e ad accogliere le povertà emergenti; chiediamo al Signore per intercessione delle nostre Sante, lo stile del nostro essere presenti in questa storia.


Lampada e olio per essere santi nella comunità e nella storia.

Essere santi significa vivere la carità; siamo chiamati ad accogliere l’amore di Dio che trasforma la nostra esistenza, in questo modo la nostra vita diventerà una vita spesa nell’amore di Dio e del prossimo. Questa carità la viviamo quando siamo misericordiosi, quando coltiviamo la pazienza e il rispetto nelle relazioni, quando non consideriamo il male ricevuto e non rispondiamo con il rancore e la vendetta, quando siamo testimoni della verità e della giustizia.

Non è forse del dono di questa carità che diventa vita vissuta e si trasforma in gesti e scelte concrete, che ha bisogno la nostra vita e la nostra comunità? Proprio in questo momento della storia, abbiamo bisogno di questa santità quotidiana, di questa carità vissuta che impegna coloro che si spendono ogni giorno a favore del prossimo, che impegna coloro che sono chiamati a un ruolo educativo rivolto specialmente ai giovani; che riguarda le famiglie, perché diventino spazi di dialogo in cui si impara l’amore e lo spirito del dono di sé; che impegna e provoca coloro che hanno responsabilità nel mondo della politica, della cultura, e della società civile. Siamo grati alle nostre suore, perché di questa santità, insieme con loro, siamo chiamati a essere segno luminoso; vi ringraziamo, care sorelle perché con la vostra presenza mettete a disposizione il vostro carisma per la Chiesa e per la nostra comunità parrocchiale, ricordandoci l’impegno della carità gli uni con gli altri e gli uni per gli altri.

Il settantesimo della canonizzazione delle Sante oggi è un’opportunità grande in più per noi, non solo per contemplare le meraviglie che il Signore ha operato nella loro vita, ma anche per meditare sulla chiamata battesimale alla santità rivolta a ciascuno di noi. Il loro esempio di vita cristiana tocchi più in profondità la nostra vita, interpelli la nostra coscienza, orienti al bene le nostre scelte e, soprattutto, risvegli la consapevolezza che Egli chiama anche noi alla santità.

Bartolomea ci ricorda che il grembo dove il servizio si genera, prende forma e si alimenta è la meditazione-preghiera; diceva di trovare uno spazio di tempo che

“rassomigli ai frequenti ritiramenti che faceva l’amabile Redentore dagli uomini, per trattenersi col suo Divin Padre a perorare per noi” (CF 14).

Da Vincenza impariamo l’arte della compassione: sapeva entrare con tatto e partecipazione nelle situazioni, addossarsi i bisogni delle persone, mettersi nei loro panni: “si può dire che ella sentisse in cuor suo tutte le miserie dell’umanità” (Proc II, 316). Accostava e ascoltava la persona prima di darsi da fare per risolvere i suoi problemi. Per questo la sentivano anzitutto ‘madre’.

A Maria Bambina, cara e significativa per l’Istituto delle nostre Suore di Carità, affidiamo il nostro cammino promettendo di riscoprire, sin da ora, la nostra lampada e il nostro olio.

Brescia, 18 maggio 2020

Padre Domenico Fidanza